Ultima modifica: 21 aprile 2018

I 70 anni dalle elezioni del 1948. Riunire storia e futuro nei valori degasperiani: Europa, atlantismo, giustizia sociale” 18.04.2018, Accademia dei Lincei

 

di  Maria Vittoria Scino VA Liceo Classico Europeo

Il 18 aprile, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei,  si è svolto il convegno organizzato dalla Fondazione De Gasperi. La giornata di studio era incentrata sull’analisi dell’impronta politica degasperiana nella storia democratica italiana e dell’ideale dello statista, attuale da 70 anni, d’un’Europa attiva per la salvaguardia dei rapporti fra le diverse nazioni.

Dopo i saluti del presidente onorario della Fondazione De Gasperi, Maria Romana De Gasperi, e del segretario generale Lorenzo Malagola, sono intervenuti diversi esponenti politici e diplomatici. 

In primo luogo il Card.Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha tenuto una relazione sul connubio tra storia e futuro del Paese, che possono essere riuniti simbolicamente nei valori di Alcide De Gasperi, una delle espressioni più alte di un popolo e di un gruppo dirigente – cristiano, democratico e italiano – che ha ricostruito l’Italia dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale e ha tracciato la strada maestra per gli anni futuri.

Le tre dimensioni che, come ha aggiunto l’alto prelato, “ sono tutte fortemente intrecciate tra loro”, hanno però un’unica sorgente: la cifra spirituale e culturale della sua caratura umana.” Come ha sottolineato giustamente Maria Romana De Gasperi, la spiritualità e la politica furono « due angoli visuali diversi e complementari”, che delineavano la sua complessa e ricchissima figura. Egli sentiva molto l’imperativo del dovere e la fede nella libertà, che veniva alimentata dalle situazioni più critiche, quali il carcere sotto il regime fascista e la guida del Paese devastato verso la ricostruzione. Il quadro concettuale in cui si mosse De Gasperi – secondo il presidente della Cei – è fortemente attuale , in termini d’identità nazionale, integrata da valori quali solidarietà, responsabilità, libertà ed Europa, fondamentali per prendere in considerazione la questione dei migranti presenti sulle nostre coste mediterranee. La seconda suggestione fornita da Sua Eccellenza ha riguardato la vocazione politica come «una missione» e con una sobrietà di cui “oggi si sente una grande necessità.”

E’ seguito il dibattito riguardante il rapporto del leader democristiano con gli altri uomini del suo tempo: Sturzo, Togliatti, Nenni, ed Einaudi, con gli interventi, moderati dal giornalista Bruno Vespa, di Pier Ferdinando Casini, Fabrizio Cicchitto, Antonio Patuelli e Luciano Violante.

In primis, il presidente Casini ha evidenziato alcune posizioni politiche che distanziavano Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, e il suo erede, esaltando la lungimiranza di quest’ultimo soprattutto nel concentrarsi sul mantenimento di una salda unità di partito, essenziale in un periodo di crisi a seguito dell’ascesa del regime fascista. Essendo un abile statista, egli riuscì a far raggiungere all’Italia  un certo rango all’interno dello scenario internazionale.

Violante, presidente della Fondazione “Italiadecide”,  ha definito De Gasperi e Togliatti, esponente del partito socialista riformista, come «  uomini in grado di chiudere i conflitti » , citando Macchiavelli, e riconoscendo l’importanza delle loro figure nel difendere il rispetto dei valori costituzionali. Successivamente  Cicchitto, presidente della Fondazione ReL, ha introdotto la figura di Nenni, sostenitore del “mito della classe operaia”, con il quale de Gasperi, grazie al suo approccio politico indubbiamente laico, fu in grado di determinare un equilibrio già nel 1956, mediando l’alleanza parlamentare creatasi con Benedetto Croce.

 Infine Patuelli si è focalizzato sullo stretto rapporto che l’altoatesino strinse con Einaudi. Entrambi – ha affermato il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana- sono considerati accorti nello scorgere “la salvezza dell’Europa libera dell’Unione”. Assieme riuscirono a decretare numerosi provvedimenti economici tesi  a stabilizzare il potere d’acquisto della lira e contrastare la galoppante inflazione, coltivando un‘utopia di libertà politica, sociale e religiosa con il metodo della ragione. 

In un secondo momento, l’attenzione è stata rivolta a riportare alla luce i valori di cui i padri fondatori  dell’Europa, uomini di frontiera, furono i fautori (Europa, atlantismo e giustizia sociale) e la necessità di rileggerne il significato in chiave moderna. Il dibattito è stato moderato da Maurizio Molinari, direttore de “La Stampa”, con l’intervento dei diplomatici Wasum-Rainer, Eisenberg e Massari.

L’ambasciatrice tedesca in Italia ha evidenziato obiettivi che fungono da minimo comune denominatore tra le diverse nazioni quali eguaglianza sociale e mantenimento della stabilità, raggiungibili all’epoca come tutt’ora, solamente attraverso il superamento dei confini nazionali e versando maggiori fondi per le riparazioni internazionali, creando in tal modo i presupposti per una crescita economica sostenibile e l’innovazione per una nuova era industriale.

Tale aspetto  è stato poi ripreso dal diplomatico Varricchio. Quest’ultimo ha sottolineato il peso attribuito alla comunità sovranazionale per quanto riguarda l’asilo politico e le correlate questioni del Mediterraneo, risolvibili coinvolgendo nella risoluzione della problematica gli Stati membri e recuperando i presupposti della CED per salvaguardare il progetto di pace iniziale.

In seguito, Eisenberg, ambasciatore in Italia degli Stati uniti d’America, appellandosi all’articolo 5 del Trattato di Roma ha richiamato gli Alleati al dovere di solidarietà e intervento militare contro aggressioni esterne, “alla difesa collettiva per preservare la pace e la sicurezza”.  Ha evidenziato, pertanto, il bisogno di sostenere la Nato per far fronte alle minacce, ricordando che “la forza è basata su un impegno condiviso”.

Infine, Massari, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, ha evocato il viaggio che De Gasperi fece negli Stati Uniti all’insegna di nuove sfide, parlando “da uomo libero a popolo libero” , al fine di sottolineare l’occorrenza di portare avanti questa visione del mondo e riproporre una forte alleanza cosa senza darla per scontato, favorendo la collaborazione e cooperazione.

A seguire, Angelino Alfano, presidente della Fondazione De Gasperi, ha evidenziato il rapporto con le potenze atlantiche, che assieme all’Unione costituiscono i quattro nodi essenziali per garantire prosperità e pace: la collocazione atlantica, la forte integrazione, la vocazione del Mediterraneo e l’attenzione ai diritti umani.    Definendo l’Unione come il più grande esperimento istituzionale della storia mai realizzato, capace di conciliare popoli in conflitto e mettere in comune le fatiche e i risultati, egli ha auspicato un continuum dell’embrione creatosi tramite lo sviluppo del progetto volto alla protezione e sicurezza comune europea per fronteggiare gli avvenimenti del Mediterraneo. 

Infine, Romano Prodi, presidente della  Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, ha rimarcato un punto cardine della politica estera italiana, considerando l’Unione europea e la Nato come condizioni necessarie per la sopravvivenza dell’Europa stessa, da cui dipende la stabilità del Mediterraneo. 

L’intervento conclusivo è stato del Presidente del Consiglio attualmente in carica, Paolo Gentiloni. Egli ha invitato tutti a sentirsi attivamente interpellati nel rianalizzare da vicino le scelte della Repubblica attuate da Alcide De Gasperi al fine di riscoprirne la bruciante attualità,  senza darle per scontate. Al contempo ha evidenziato la coraggiosa e consapevole scelta di incentrarsi sulla cooperazione e condivisione dei valori, finalizzata a garantire la libertà sia a livello politico sia economico. Il Primo ministro ha sottolineato, inoltre, come sia importante volgere un particolare sguardo agli odierni paesi in cui l’idea predominante teorizza l’inattuabilità dell’intreccio tra economia e democrazia, privilegiando lo sviluppo economico rispetto alla garanzia del rispetto dei diritti umani.

Nonostante De Gasperi sia morto vedendo l’insuccesso del piano di difesa comunitario, la decisione di intraprendere un’economia sociale di mercato e liberale contribuì a forgiare il carattere unitario e a fondare i pilastri dell’Unione, conducendo l’Italia nel « club dei grandi » come seconda economia industriale d’Europa e protagonista della ricostruzione, determinando in aggiunta i presupposti per una stabile crescita economica. Nonostante il frequente cambio dei governi che, come precisato dall’On. Gentiloni, furono 28, l’Italia ha comunque mantenuto una straordinaria continuità nelle scelte adottate in concomitanza con gli accordi presi con il Patto Atlantico ed è fondamentale aggiornare continuamente queste scelte senza metterle in discussione.

 Al termine, ha affermato  che l’esempio personale della leadership politica di De Gasperi, risiede nella consapevolezza che le scelte strategiche attuate furono frutto di duri lavori e lunghi sacrifici, di rottura e contrapposizione rispetto al passato con ripercussioni sul presente, attuabili solamente grazie a un grande uomo che padroneggiava «  l’arte del compromesso ».

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