Ultima modifica: 10 gennaio 2018

Inclusione

Inclusione  

Ben – essere  dello studente e inclusione

Il successo formativo 

“Per affermare il ruolo centrale della scuola nella società della conoscenza e innalzare i livelli di istruzione e le competenze delle studentesse e degli studenti, rispettandone i tempi e gli stili di apprendimento, per contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali, per prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica, in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale dei diversi gradi di istruzione, per  realizzare  una  scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e  innovazione  didattica,  di  partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva, per garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo e di istruzione permanente dei cittadini, la presente legge dà piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, anche in relazione alla dotazione finanziaria” ( L.107,art.1, c.1)

Nel testo sopra riportato sono riepilogate le finalità della scuola, di cui viene affermato il ruolo centrale in funzione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti. L’impegno programmatico della succitata Legge viene declinato  nel c. 6 lettere e, g, l: prioritariamente c’è il successo formativo  di tutti  (DPR 275/1999, art. 1, c. 2) richiamato anche dalla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE relativa alle competenze chiave  per l’apprendimento  permanente (2006).

Il ben-essere

Perché tale obiettivo si realizzi è necessario creare condizioni favorevoli, ambienti di apprendimento potenziali e modificanti e in buona sostanza un clima di benessere che vada oltre quello di salute (pur tutelato costituzionalmente dall’art.32) e che si riferisce, invece, a un globale stato della persona che l’OMS, fin dal 1993, ha associato all’acquisizione delle LIFE SKILLS da parte degli studenti. Esse sono competenze emotive (consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, gestione dello stress), cognitive (risoluzione di problemi, prendere decisioni, senso critico, creatività) e sociali (empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci) che la scuola italiana ha recepito nelle competenze di cittadinanza (DM 139/2007) ispirandosi alle competenze chiave per l’apprendimento permanente sopra richiamate. Sempre l’OMS, con la pubblicazione   dell’ICF   (International  Classification  of  Functioning,  Disability  and  Health)  nel  2001,  ha declinato ulteriormente il ben essere e il ruolo della scuola per perseguirlo. Il benessere di una persona è la risultante di un’interazione complessa  tra fattori  biologici,  bio-strutturali, funzionali e di capacità, da un lato, e fattori di partecipazione sociale e ambientali (atteggiamenti, ambiente fisico e sociale in cui si vive) dall’altro: per descriverlo occorre fondarsi sui complessi rapporti che esistono tra corpo, mente, ambienti, contesti e cultura.

La centralità attribuita dall’ICF all’ambiente quale elemento fondamentale non solo per il funzionamento   di ciascuno di noi, ma anche per il suo miglioramento e potenziamento, è condivisa anche dalle teorie psicopedagogiche più recenti (costruttivismo sociale). Esse propongono un approccio ecologico e olistico che colloca ciascun soggetto in formazione in un’ottica cognitiva, emotiva e relazionale all’interno di  contesti plurimi che possono offrire opportunità di apprendimento oppure, al contrario, costituire una barriera.

Il ben essere così inteso viene perseguito sia attraverso la didattica per competenze, sia attraverso iniziative e percorsi formativi trasversali, curricolari ed extracurricolari, che si rifanno a progettualità istituzionali internazionali, nazionali e territoriali di:

1)        Educazione alla salute

2)        Sportello psicologico

3)        Educazione alimentare

4)        Educazione alla legalità e  alla cittadinanza

5)        Educazione stradale

6)        Educazione ambientale

7)        Azioni contro bullismo e cyberbullismo.

8)        Interventi per l’autorealizzazione e la riuscita scolastica degli alunni del I ciclo

L’inclusione

Non sarebbero garantite a tutte le studentesse e a tutti gli studenti eguali condizioni di benessere se non ci fosse un impegno programmatico per l’inclusione, attraverso azioni e strategie che realizzino la “scuola di tutti e di ciascuno” (Carta di Lussemburgo, 1996). Infatti, come di recente ribadito dall’art.1,c.1 , lettere a,b,c del D.lgs 66/2017, l’inclusione scolastica si realizza nell’identità culturale, educativa, progettuale, nell’organizzazione e nel curricolo delle istituzioni scolastiche, nonché attraverso la definizione e la condivisione del progetto individuale fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e privati, operanti sul territorio ed è un impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica le quali, nell’ambito degli specifici ruoli e responsabilità, concorrono ad assicurare il successo formativo delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti. La scuola, divenendo il luogo dove ciascuno possa realizzare le sue potenzialità secondo le personali modalità di espressione e interazione, favorisce il benessere psicologico, cognitivo emotivo e relazionale di tutti coloro che partecipano alla realizzazione di tale processo: in questo modo la scuola inclusiva è una scuola che promuove salute modulando ogni sua azione in tale direzione.

A tal proposito la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012, la circolare n. 8 del 6 marzo 2013 e la nota del 22 novembre 2013 concorrono tutte a definire nuovi obiettivi per la Scuola italiana.

Si tratta di un cambiamento culturale realizzatosi attraverso approcci teorici e nuove prassi di lavoro educativo-didattiche. Ai presupposti della cultura dell’integrazione, già da anni attuata in Italia, si sono aggiunti nuovi concetti, fondamentali per la realizzazione di una vera cultura inclusiva. La diffusione a livello europeo dell’ ICF ha comportato un cambiamento semantico delle parole salute e disabilità: la prima non è assenza di malattia, ma piena realizzazione del proprio potenziale. La seconda è una condizione di salute derivata da un contesto sfavorevole e può essere una condizione transitoria, permanente, regressiva o progressiva. Dunque la persona è vista nella sua totalità e semmai si individuano le limitazioni del suo funzionamento e quanto l’ambiente sfavorevole influisca sulla sua partecipazione. Di conseguenza, agire sui contesti, rendendoli favorevoli agli specifici bisogni dei singoli, significa offrire ad ognuno la possibilità di esprimere al meglio le proprie risorse e potenzialità, al di là delle specifiche difficoltà. In riferimento al contesto scolastico, la realizzazione dell’inclusione passa  attraverso la creazione di un ambiente inclusivo attento alla valorizzazione delle differenze individuali, alla gestione della classe nella sua interezza dove i bisogni degli uni e degli altri possano confrontarsi e integrarsi.

Il Consiglio di Classe, quindi, deve attivare un’adeguata e personalizzata risposta attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla legge (Piano Didattico Personalizzato ed eventuali misure dispensative: p.e. nel caso di alunni di lingua diversa dall’Italiano). La nozione di Bisogni Educativi Speciali (BES) va intesa, dunque, nell’ottica della scuola inclusiva e non implica alcuna forma di categorizzazione, semmai mette in evidenza la necessità della personalizzazione e dell’insegnare come ciascuno è in grado di apprendere, usando i propri talenti. Anzi più che parlare di BES, come suggerisce l’Index of inclusion di Booth   e   Ainscow,   ci   si   deve   impegnare   per   “abbattere   le   barriere   dell’apprendimento   e   della partecipazione”.

Il PAI e il GLI

Il Piano Annuale per l’Inclusione (PAI), come confermato dall’art.8 del D.Lgs 66/2017,   è un documento che “fotografa” lo stato dei bisogni educativi /formativi della scuola e le azioni che si intende attivare per fornire delle risposte adeguate. Il PAI conclude il lavoro svolto collegialmente ogni anno scolastico e costituisce il fondamento per  l’avvio del lavoro dell’a.s. successivo. Ha lo scopo di garantire l’unitarietà  e la continuità dell’impegno inclusivo della comunità  scolastica e consentire una riflessione collegiale sulle modalità educative e sui metodi di insegnamento adottati nella scuola.

Esso è predisposto dal Gruppo per l’Inclusione scolastica (GLI) composto da docenti curricolari, docenti di sostegno, educatori  nonché da specialisti della Azienda sanitaria locale del territorio di riferimento. Il gruppo è nominato e presieduto dal Rettore – Dirigente Scolastico e ha il compito di supportare il Collegio dei docenti nella definizione e realizzazione del Piano per l’inclusione nonché i docenti contitolari e i consigli di classe nell’attuazione dei PEI e dei PdP.

L’istruzione domiciliare

Rimane poi da considerare la condizione di particolare bisogno educativo speciale degli alunni  e degli studenti già ospedalizzati. Il servizio di istruzione domiciliare viene attivato per gli allievi, di qualsiasi ordine e grado, impediti alla frequenza scolastica per un periodo superiore a 30 giorni a causa della malattia ed è finalizzato ad assicurare il  reinserimento  dell’alunno  nella classe di appartenenza.

Al pari della Scuola in ospedale, l’istruzione domiciliare si connota come una particolare modalità di esercizio del diritto allo studio, che consente agli alunni già ospedalizzati di continuare a casa il proprio processo di apprendimento, usufruendo di forme di flessibilità e personalizzazione.

Testi di riferimento per l’attivazione sono il Protocollo d’Intesa tra il Ministero  dell’istruzione  e  il  Ministero della Salute del 24 ottobre 2003 (“tutela del diritto alla salute e allo studio dei cittadini di minore età affetti da gravi patologie attraverso il servizio di istruzione domiciliare”) e il vademecum del 2003.    Utile risulta essere per i docenti la consultazione del portale della scuola in ospedale http://pso.istruzione.it   per la conoscenza e la condivisione di buone pratiche.

Il servizio non si esaurisce con le lezioni in presenza, necessariamente limitate nel tempo e nelle discipline coinvolte, ma a tutte le iniziative utili a garantire l’inclusione dell’alunno in dimissione protetta o comunque impossibilitato alla frequenza. Fondamentale è infatti il ruolo delle nuove tecnologie, che permettono di attivare nuovi percorsi in cui studio, gioco e multimedialità si intrecciano in modo coinvolgente, rendendo possibile il contatto con la scuola e con i compagni della classe di provenienza. Per l’attivazione del servizio di istruzione domiciliare si prevede l’accantonamento di una somma percentuale del Fondo di Istituto.

Le famiglie interessate potranno rivolgersi alla segreteria didattica e al referente per l’inclusione.

In conclusione, coerentemente con i numerosi pronunciamenti dell’OMS, dell’Unesco e dell’UE, ma anche con la Costituzione (articoli 3, 32, 33 e 34), la normativa che disciplina l’autonomia scolastica (DPR 275/1999) e non da ultimo con la L. 107, l’obiettivo è che tutti gli alunni  e gli studenti raggiungano il massimo livello di apprendimento e partecipazione sociale, valorizzando le differenze presenti nel gruppo classe: tutte le differenze, non solo quelle più visibili e marcate dell’alunno con un deficit o con un disturbo specifico.

Il Centro territoriale per l’inclusione (CTI)

Dall’a.s. 2014-15 il Convitto di Roma è stato individuato dall’USR Lazio come Centro territoriale per l’inclusione. L’Istituto svolge dunque la funzione di coordinare a livello territoriale e in sinergia con le diverse realtà del Municpio I, in primis la ASL RM1, azioni riguardanti i temi della salute, della didattica inclusiva, della lotta al bullismo e, in ultima analisi, del benessere e della partecipazione attiva e responsabile.

 

 

 PAI (piano annuale inclusione) 2016-17 _2017-18
 Materiali di consultazione e linee guida 

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